






ALLA COLLINA DEI CILIEGI, IN VALPANTENA, RELAIS, RISTORANTE, CANTINA, ARTE E PAESAGGIO COMPONGONO UN MODELLO DI ACCOGLIENZA CHE RACCONTA IL VALORE IMPRENDITORIALE DI UN TERRITORIO
C’è una linea sottile che distingue una struttura ricettiva di qualità da un vero progetto di ospitalità. Non passa soltanto dai servizi, dall’eleganza degli ambienti o dalla bellezza del paesaggio, passa dalla capacità di dare senso a ciò che un luogo custodisce e di trasformarlo in racconto, esperienza, reputazione.
È su questa linea che si colloca La Collina dei Ciliegi Wine Resort & Restaurant, a Erbin di Grezzana, nel cuore della Valpantena, un progetto imprenditoriale che nasce attorno al vino, ma che nel tempo ha costruito una narrazione più ampia, capace di tenere insieme produzione vitivinicola, accoglienza, cucina, cultura e territorio.

Il relais non è soltanto il luogo del soggiorno, ma è la porta d’ingresso a un sistema. Chi arriva non incontra semplicemente una cantina con camere, ma un paesaggio organizzato in esperienza: i filari, la barricaia, gli spazi dell’ospitalità, il ristorante, le attività culturali e gli eventi diventano parti di un’unica visione.
In questo disegno il ristorante assume un ruolo centrale. La cucina guidata dallo chef Giuseppe Lamanna non si limita ad accompagnare la degustazione dei vini, ma interpreta il territorio attraverso materie prime, stagionalità e una ricerca gastronomica che trova nella Valpantena il proprio punto di riferimento. La ristorazione, in un wine resort contemporaneo, non è più un servizio accessorio, è uno degli strumenti attraverso cui l’impresa racconta la propria identità.
È questa integrazione a rendere interessante il modello.
La cantina produce, il relais accoglie, il ristorante interpreta, il paesaggio contiene e la cultura dà profondità all’esperienza. Ogni elemento, se lasciato solo, rischierebbe di restare una buona eccellenza separata, messo in relazione con gli altri, diventa invece parte di un racconto imprenditoriale più forte.
Lo dimostra anche l’esperienza di Sinfonie in Vigna, l’evento realizzato in collaborazione con Fondazione Arena di Verona, un concerto d’Opera al tramonto nel teatro naturale tra le vigne, seguito da un picnic nei prati della Valpantena. Un format apparentemente semplice, ma costruito su una scelta precisa di linguaggi: la lirica, patrimonio culturale profondamente legato all’identità veronese; il vino, espressione produttiva delle colline; il paesaggio vitivinicolo, trasformato in spazio scenico; l’accoglienza, resa concreta attraverso i gesti.

Il cestino con la cena completa, il vino, i calici e la coperta distesa sull’erba non sono dettagli marginali, bensì il segno di un’ospitalità che non invita soltanto ad assistere, ma predispone le condizioni per vivere il luogo. L’Opera, uscita dal teatro, non perde autorevolezza: cambia prospettiva, incontra un pubblico in modo diverso, entra nel paesaggio e lo rende parte della narrazione.
È qui che il microevento assume valore strategico, un vero strumento di posizionamento. Per un relais o un luxury small hotel, programmare esperienze coerenti con il proprio ambiente significa rafforzare la riconoscibilità del luogo, generare contenuto culturale e costruire una reputazione meno dipendente dalla sola qualità del servizio.

Alla dimensione dell’evento si affianca un altro elemento distintivo, la presenza del Gigante 29 nella barricaia de La Collina dei Ciliegi. La statua, in marmo di Candoglia, proviene dal Duomo di Milano ed è legata al progetto “Adotta una Statua” della Veneranda Fabbrica del Duomo. Dopo il restauro sostenuto da Generalfinance, guidata da Massimo Gianolli, l’opera è stata affidata temporaneamente all’azienda ed è arrivata a Erbin, trovando collocazione tra le botti della cantina di famiglia.

Il Gigante 29 non è un oggetto decorativo collocato in un ambiente suggestivo, è un frammento di patrimonio collettivo che entra in dialogo con un luogo produttivo. La sua presenza racconta una scelta imprenditoriale, quella di destinare risorse alla conservazione di un bene culturale e, al tempo stesso, assumersi la responsabilità di renderlo visibile e comprensibile a un pubblico diverso.

In questo passaggio la cultura diventa parte dell’investimento, non perché abbellisce uno spazio, ma perché rafforza l’identità dell’impresa, la collega a una storia più ampia e la radica in una responsabilità che va oltre il prodotto. Il marmo di Candoglia e il vino della Valpantena, Milano e Verona, la Veneranda Fabbrica del Duomo e una realtà vitivinicola contemporanea si incontrano così nello stesso luogo, costruendo un racconto che nessuna operazione promozionale potrebbe inventare artificialmente.
Il punto non è aggiungere arte, musica o cucina a un’offerta turistica, l’ospitalità di fascia alta, di nicchia, oggi, si misura sempre più sulla capacità di dare contenuto all’esperienza. Il viaggiatore ricerca comfort, ma anche un accesso al territorio, non vuole solo degustare, ma capire, come del resto non vuole soltanto soggiornare, ma portare con sé una storia.
La Collina dei Ciliegi mostra una direzione possibile per l’enoturismo italiano, non separando le eccellenze, ma mettendole in relazione. Il relais, il ristorante, la cantina, la barricaia, la vigna, l’arte, la musica e il paesaggio non funzionano come episodi isolati, ma come capitoli di uno stesso progetto.
È in questa capacità di composizione che il wine resort diventa qualcosa di più di una destinazione. Possiamo dire che diventa presidio culturale ed economico del territorio, il vino non è soltanto prodotto, ma linguaggio; la cucina non è soltanto servizio, ma interpretazione; l’arte non è scenografia, ma responsabilità; l’accoglienza non è forma, ma relazione.
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Sono Daniela Ballarini, professionista della comunicazione e delle relazioni pubbliche. Mi occupo di reputazione, cultura dell’accoglienza e valorizzazione dei progetti imprenditoriali nel turismo di alta gamma, con particolare attenzione a quei luoghi che sanno trasformare ospitalità, territorio e identità in valore riconoscibile.
E sulla parola “relazione” mi fermo, perché potrebbe aprirsi un capitolo infinito.

Nestled in the hills of Valpantena, La Collina dei Ciliegi Wine Resort & Restaurant offers a model of hospitality where wine, gastronomy, culture and landscape come together to create a meaningful guest experience. More than a place to stay, the resort invites visitors to discover the identity of the territory through its vineyards, winery, restaurant and cultural initiatives.
The cuisine of chef Giuseppe Lamanna celebrates local ingredients and traditions, while events such as Sinfonie in Vigna, created in collaboration with Fondazione Arena di Verona, transform the vineyards into an open air stage where opera, wine and nature merge into a unique experience.
The resort also embraces art and cultural heritage through the presence of Gigante 29, a restored marble statue from Milan Cathedral, displayed in the winery as part of the Adotta una Statua project. This dialogue between wine production, hospitality and heritage reflects a broader vision, where culture is not decoration but an integral part of the business identity.
La Collina dei Ciliegi demonstrates how contemporary wine tourism can create lasting value by connecting landscape, gastronomy, art and hospitality into a single, authentic narrative.
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I am Daniela Ballarini, a communications and public relations professional. I specialize in reputation, the culture of hospitality, and the enhancement of entrepreneurial projects in high-end tourism, with a particular focus on places that know how to transform hospitality, territory, and identity into recognizable value.
And I’ll stop at the word “relationship”, because that could open an endless chapter.