Architettura

Dall’idea al costruito

di Piergiorgio Barzon

IL METODO DINAMICO DELL'ARCHITETTO CARLO ALBERTO CEGAN

L’architetto Carlo Alberto Cegan ci accoglie nel suo studio di Borgo Trento, uno spazio che trasmette un’atmosfera contraddistinta dalla stessa energia e curiosità che lo ha portato a fondare la società MIND – strategie creative per l’architettura.

La vista si posa sui numerosi volumi di architettura e sui progetti sparsi con cura sul tavolo ma, ciò che cattura l’attenzione sono una navicella spaziale di Star Wars in Lego e una tastiera musicale, primi indizi della polivalenza e della sua curiosità intellettuale. I suoi parallelismi tra architettura e musica saranno infatti una costante durante il racconto del suo percorso professionale.
Ci racconta di MIND, uno Studio “diffuso” tra Verona, Genova, Treviso e Bologna che affronta ogni progetto con una visione olistica che ne abbraccia tutte le fasi. Le sue realizzazioni non sono semplici esibizioni di talento, ma sono pensate anche sotto il profilo della sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

Planimetria del lotto di Lavagno

 

D. Architetto, dalle sue prime parole emerge chiaramente un approccio professionale decisamente atipico. Quali sono le peculiarità che contraddistinguono il suo metodo?

R. Il mio approccio è proattivo: non attendo passivamente i clienti, ma cerco attivamente opportunità professionali. Ho costruito una rete di contatti da cui attingo informazioni per potenziali sviluppi immobiliari. Mi considero un collegamento tra l’offerta del mercato residenziale e le esigenze insoddisfatte, operando attraverso una visione strategica supportata da analisi dei dati iniziali, sviluppo di concept adatti al contesto specifico e verifica della sostenibilità economica. Questa strategia offre agli investitori opportunità concrete. Richiede un investimento iniziale, ma produce ritorni superiori. È un approccio sia manageriale che creativo. Come suggerito da Rem Koolhaas, l’architettura va oltre la costruzione, incorporando analisi, discussione e visione strategica. Con l’esperienza, ho affinato la capacità di ascoltare il mercato e comprenderne le reali esigenze, progettando non per ambizione personale ma nel rispetto di chi vivrà gli spazi e dei partner finanziari e culturali.

Residenze Dall’Ocabianca

D. Nel suo approccio progettuale emerge la volontà di superare la tradizionale frammentazione urbana per restituire all’architettura un ruolo di connessione tra paesaggio e abitare. Quali sono i principi che guidano questa visione?

R. Per me, il tema centrale è superare la logica della lottizzazione per restituire all’architettura un rapporto autentico con il paesaggio e con l’esperienza dell’abitare. Fondamentale è il dialogo tra l’edificio e il contesto urbano. Amo concepire edifici che offrano spazi di aggregazione che si estendano oltre i confini della proprietà privata. È un principio che trova radici nell’architettura del passato, come nelle nostre città giardino, capaci di rinnovare la relazione tra edificio e bordo stradale, o nelle esperienze dell’architettura paratattica di Fagioli, in cui il montaggio di pezzi eteronimi sono il tentativo di coniugare manufatto e sistema urbano, nel senso civile del termine. Questa sensibilità deriva anche dall’esperienza con i protocolli LEED e GBC, che non interpreto come vincoli rigidi, bensì come strumenti metodologici per conferire ordine e coerenza al progetto. Li vedo come spartiti musicali, una struttura di riferimento all’interno della quale il progettista può esprimere la propria creatività senza perdere di vista l’equilibrio complessivo.

Schizzo per il centro per la neurodivergenza a Parma

D. Passiamo ora ai progetti. Ha realizzato numerosi interventi in ambiti e contesti differenti, in diverse regioni d’Italia. Potrebbe illustrarci tre progetti particolarmente significativi?

Se dovessi individuare tre esempi significativi del mio lavoro, direi: il Centro di ricerca per le neurodivergenze a Parma, sviluppato con lo Studio MFA dell’Arch. Frate, le residenze Dall’Ocabianca in Borgo Nuovo e le ville sulle colline di Lavagno.
A Parma abbiamo progettato uno spazio per la ricerca attiva sulla neurodivergenza, concetto che riconosce modi di funzionamento cerebrale diversi da quelli considerati tipici, vista da molti studiosi come un’opportunità piuttosto che un limite. Il progetto aspira a creare un luogo inclusivo che si integri con il quartiere circostante, favorendo un senso di comunità. La struttura circolare racchiude in un unico elemento architettonico molteplici attività: spazi formativi e lavorativi, ambulatori, uffici e aree residenziali. Fungendo sia da edificio che da confine, la modulazione del suo spessore permette di ospitare funzioni diverse con vari gradi di interazione urbana. Il portico meridionale, dove la copertura verde inclinata raggiunge la minima altezza, crea uno spazio intermedio che gradualmente passa da pubblico a privato.

Centro per la neurodivergenza a Parma

Le Residenze Dall’Ocabianca, sorgono su di un lotto residuo nella fragile periferia della città contemporanea, come tanti altri. Un edificio esistente da demolire, con l’opportunità di sfruttare bonus volumetrici. L’occasione è quella di ripensare, all’interno di un contesto definito da pochi ma significativi spostamenti progettuali, una nuova configurazione per l’ingresso pedonale e veicolare. Un disperato tentativo di integrarsi con i manufatti esistenti, creando affacci e relazioni precise e appropriate. La posizione del vano scala nel punto meno pregiato dell’edificio e le relazioni visive degli alloggi con l’esterno rimangono gli elementi fondanti dell’architettura per il mercato immobiliare, al di là dello stile.

Sulle colline di Lavagno un lotto trapezoidale affacciato verso sud in leggero declivio. A nord la strada di transito e verso sud i vigneti. Vincoli rigidi e molto impegnativi. L’occasione per mettere a sistema l’idea di un nucleo abitativo romboidale, un omaggio a Gio Ponti, che diventa spazio principale delle abitazioni, in cui la loro rotazione e slittamento accompagna la forma a cuneo del lotto permettendo una virtuosa relazione visiva di ognuno e una maggior privacy fra le tre diverse abitazioni. Leggeri dislivelli permettono di non banalizzare l’aderenza dell’edificio al suolo che leggermente va degradando verso valle. L’accesso delle abitazioni avviene ad una quota intermedia fra il piano della zona giorno e della zona notte, nella intenzione di far diventare il percorso interno un’ulteriore forma di commento della modulazione del terreno esistente.

 

From concept to realization: Carlo Alberto Cegan’s dynamic approach to architecture anticipates the market, meets contemporary needs, and fosters a deep dialogue with the city.

Architect Carlo Alberto Cegan welcomes us into his studio in Borgo Trento, a space reflecting the same energy and curiosity that led him to establish MIND – Creative Strategies for Architecture. The studio features various architectural volumes and projects, but what stands out is a Lego Star Wars spaceship and a musical keyboard, hinting at his intellectual versatility. His comparisons between architecture and music are a constant theme throughout his professional journey.
MIND is a “scattered” studio operating in Verona, Genoa, Treviso, and Bologna, tackling each project with a holistic approach that covers all stages. Cegan’s creations are not merely showcases of talent but are also carefully considered in terms of environmental, social, and economic sustainability.
When discussing his method, Cegan explains that his proactive approach is not based on waiting for clients but actively seeking professional opportunities. He connects the residential market’s supply with unmet needs, using strategic vision supported by data analysis, context-specific concepts, and economic sustainability checks. This strategy offers investors concrete opportunities, with higher returns, blending managerial and creative thinking.
Cegan emphasizes the importance of transcending traditional urban fragmentation to restore architecture’s role as a connector between landscape and living experience. His projects prioritize dialogue between buildings and urban context, creating spaces that extend beyond private property boundaries. This vision is rooted in historical architecture, such as garden cities and Fagioli’s paratactic architecture, where the integration of heterogeneous elements attempts to merge buildings with the urban system.
Among his key projects, Cegan highlights:
The Neurodivergence Research Center in Parma, designed with MFA Arch. Frate. The circular structure integrates various activities—training spaces, offices, clinics, and residential areas—while blending with the surrounding neighborhood to foster a sense of community. The Dall’Ocabianca Residences, built on a residual lot in the fragile outskirts of a contemporary city. The project rethinks the pedestrian and vehicular entrances within a minimal yet effective design, ensuring privacy and visual relations between the three different residences. The Villas on the Lavagno Hills, where a trapezoidal lot gently slopes southward, overlooking vineyards. The design features a rhomboid housing core, inspired by Gio Ponti, creating a unique spatial experience through rotation and shifting, allowing for privacy and a seamless relationship with the landscape.

 

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