Architettura

Dallo Spazio Progettato all’Immagine Raccontata

di Piergiorgio Barzon

IL PERCORSO DI LORENZO LINTHOUT TRA GEOMETIRE COSTRUITE E NARRAZIONI VISIVE

Il percorso di Lorenzo Linthout è una continua ricerca visiva, dove la struttura, la luce e la geometria diventano strumenti di racconto. Laureato in architettura, oggi è riconosciuto per la sua capacità di trasformare gli edifici in immagini dense di silenzio e significato. Il passaggio da progettista a fotografo non è stato un cambiamento netto, ma un’evoluzione naturale: un modo per continuare a interrogare lo spazio, non più con disegni e piante, ma attraverso l’obiettivo. In questa intervista ci racconta le sue influenze, il suo sguardo sul costruito e il significato di un’immagine quando diventa interpretazione.

Lorenzo, hai studiato architettura, ma oggi sei conosciuto come fotografo: cosa ti ha portato a fare questo passaggio professionale?

La passione per la fotografia, nata ben prima della mia iscrizione all’università, mi ha sempre accompagnato durante i miei studi. Dopo la laurea, passione e studio si sono uniti in un’unica forma e con il passare del tempo la fotografia ha raggiunto una parte predominante dentro me stesso.

C’è in particolare qualche fotografo famoso che ha influenzato il tuo modo di vedere la fotografia?

Come fotografi, Andreas Gursky e Candida Höfer, entrambi appartenenti alla Scuola di Düsseldorf istituita da Bernd Becher e Hilla Wobeser oltre all’italiano Gabriele Basilico. Ma non solo la pura fotografia ha influenzato il mio modo di pormi di fronte ad essa; in letteratura è doveroso citare l’antropologo francese Marc Augé per la mia ricerca continua dei miei “non luoghi” e la poetessa russa Anna Achmatova, in ambito figurativo Étienne-Louis Boullée e Giovanni Battista Piranesi entrambi per la grande capacità nel rappresentare l’immensità degli spazi. Per ultimo, il cinema: Fritz Lang, Peter Greenaway e Wes Anderson sono registi che hanno lasciato in me un segno non indifferente.

Come influisce la tua formazione da architetto nel modo in cui fotografi gli spazi costruiti?

Denudandoli completamente con l’intento di ricostruire mentalmente tutto il processo che li ha portati ad essere come sono, senza dimenticare la loro contestualizzazione storica; gli studi mi hanno aiutato a comprendere maggiormente i rapporti, le proporzioni ed i piani prospettici.

Progetto: Studio Padiglione B

Qual è, per te, la differenza tra fotografare l’architettura come documento e farlo come espressione artistica? 

Come documento, il risultato finale ha una forma decisamente più sterile, dovuto ad una visione più accademica; come espressione artistica, la massima libertà d’azione generata da una visione più libera che mi porta ad un’interpretazione decisamente più personale.

C’è un edificio o uno spazio che hai fotografato e che ti ha particolarmente emozionato? Perché?

Si, in modo particolare due, totalmente differenti fra di loro; spesso porto dentro di me a distanza di tempo anche l’emozione provata al momento dello scatto.

Il primo, ripreso ad Altona, distretto ad Ovest di Hamburgo, in un sottopassaggio pedonale che univa i due lati di una strada a scorrimento veloce; rimasi colpito dall’ovale di cielo contornato dalla fredda struttura in cemento armato e dall’albero perfettamente posizionato nella parte inferiore: non mi serviva che una figura umana per animare la scena. Lunga l’attesa, non tanto del passaggio di una persona, ma del momento perfetto di luce (per quasi tutta la giornata il sole era coperto dalle nuvole) tale che quest’ultima potesse contenere il passante in una sorta di lingua illuminata.

Il secondo, la Tour Ravenne nell’Ensemble Masséna a Ivry sur Seine, nella banlieue parigina: è uno scatto tecnicamente molto semplice, una sorta di fototessera di un edificio, definito da me successivamente, per via delle differenti cromie delle tende, una sorta di “libreria urbana”. Pur essendo assente la figura umana, questo scatto raduna dentro di se un numero notevole di persone, di relazioni e di vita quotidiana.

Come scegli i soggetti delle tue serie artistiche? Parti da un’idea, da un luogo o da una sensazione?

Parto casualmente da un primo scatto, sicuramente di qualcosa che ha attirato la mia attenzione; è il tempo che mi fa poi comprendere l’eventuale importanza di continuare su quella strada con una ricerca quasi frenetica di altri soggetti con caratteristiche simili alla prima immagine.

Progetto: Arch. Fabio Faoro – Viabrenneroarchitettura

Luce, geometria, materia: qual è l’elemento che guida il tuo scatto quando lavori su un’architettura?

Sicuramente la seconda, la geometria, anche se questi tre elementi devono coesistere fra di loro: la luce illumina geometricamente la materia.

Nel tuo lavoro, c’è un confine tra arte e committenza? Come gestisci i progetti commerciali rispetto alla tua ricerca personale?

Alcuni dei miei lavori personali sono diventati successivamente articoli commerciali, essendo sempre stata questa la dinamica, per fortuna, non mi è mai accaduto di creare un prodotto artistico su richiesta del committente.

Progetto: Studio ABCPLUS

Fotografare edifici vuoti, silenziosi, spesso privi della presenza umana è una tua cifra stilistica. Che significato ha per te questa scelta?

Privazione, pulizia formale, calma e quiete. Pur essendo assente la presenza umana, sono i segni del passaggio di quest’ultima che possono dare vita ad uno scatto, rappresentando ciò che fisicamente non c’è.

D’obbligo una citazione della sopracitata poetessa russa: “Entro in case deserte, fino a ieri domestico rifugio di qualcuno. Tutto è silenzio, solo bianche ombre vagano in specchi estranei.”

Progetto: Ing. Giovanni Benamati

Come vedi il ruolo della fotografia nel raccontare l’architettura contemporanea? Pensi che l’immagine possa sostituire l’esperienza fisica di uno spazio?

Solo in parte, un’immagine può raccontare ed emozionare, ma non può sostituirsi all’esperienza fisica sul luogo. Chi fotografa filtra attraverso la macchina fotografica una realtà estremamente personale ed intima con ciò che ha di fronte, pertanto lo spettatore potrebbe avere una visione fuorviante rispetto alla realtà.

Lorenzo Linthout

From designed space to captured image. The journey of Lorenzo Linthout through constructed geometries and visual narratives

Originally trained as an architect, Lorenzo Linthout found his true calling in photography, a passion that predates his university years. Influenced by photographers like Andreas Gursky, Candida Höfer, and Gabriele Basilico, as well as by thinkers such as Marc Augé and directors like Wes Anderson, his work bridges architectural understanding with artistic expression.

His architectural background shapes the way he photographs built spaces—stripping them down and mentally reconstructing their design, always considering proportions, perspective, and historical context. He distinguishes between documenting architecture and expressing it artistically, favoring the latter for its freedom and personal interpretation.

Two memorable shots stand out: one in a pedestrian underpass in Hamburg, capturing a fleeting moment of light and human presence; the other, a colorful residential tower in Paris, which, though devoid of people, evokes countless personal stories.

His creative process often begins with a single image that sparks a deeper visual exploration. Geometry is the leading element in his compositions, though light and material are also essential. He draws a clear line between personal artistic projects and commissioned work—while the former sometimes become the latter, his art is never created on demand.

Known for photographing empty, quiet spaces, his images reflect a preference for absence, stillness, and subtle human traces. He believes photography can emotionally convey architectural spaces, but never fully replace the physical experience of being there.

condividi l'articolo

UNA BIFAMILIARE PROGETTATA PER INTEGRARSI CON LO SCENARIO UNICO DI TORRI DEL BENACO

A LAZISE, UNA VILLA ESSENZIALE CHE DIALOGA CON LA PENDENZA DEL TERRENO E LA LUCE DEL PAESAGGIO

LUCE E PERCEZIONE DELLO SPAZIO NEL CENTRO STORICO DI VERONA

Per comunicazioni, variazioni di indirizzo, segnalazioni di manifestazioni: info@abitareverona.it

Abitare Verona & Lago di Garda non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornata senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001. L’autore del magazine non è responsabile del contenuto dei commenti ai post, né del contenuto dei siti linkati. Alcuni testi o immagini inseriti in questo magazine sono tratti da internet e, pertanto, considerati di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, vogliate comunicarlo via email. Saranno immediatamente rimossi.

2023 - Tutti i diritti riservati - Ballarini Interni s.r.l. Via del Lavoro 18 Marano di Valpolicella (Vr) Partita Iva: 02974530236