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IL MODELLO ARENA NELLE PAROLE DI STEFANO TRESPIDI

Non solo spettacolo, ma asset strategico per il Paese: il progetto 67 Colonne come esempio virtuoso di partnership tra pubblico e privato.

Nel cuore della nostra città, dove le pietre millenarie dell’Arena si fondono con l’eccellenza della produzione artistica mondiale, abbiamo incontrato Stefano Trespidi, figura chiave del motore che muove gli ingranaggi del teatro simbolo dell’opera lirica italiana.

Vice direttore artistico e direttore ad interim di Marketing e Relazioni Internazionali della Fondazione Arena, Trespidi incarna il perfetto equilibrio tra la competenza tecnica di chi ha vissuto il palcoscenico come regista e la visione strategica di chi deve proiettare un’istituzione centenaria verso le sfide della modernità.

Negli ultimi anni, l’Arena non è rimasta solo un tempio della tradizione, ma è diventata una fucina di relazioni con il tessuto economico e imprenditoriale. Il simbolo più potente di questa crescita è il progetto “67 Colonne per l’Arena di Verona“: un’iniziativa di mecenatismo diffuso che ricorda simbolicamente la ricostruzione dell’anello esterno dell’anfiteatro romano, distrutto nel XII secolo. In questa intervista, esploriamo con Stefano Trespidi il dietro le quinte di una macchina produttiva complessa, l’importanza del nuovo mecenatismo e la visione internazionale di un Festival che, oggi più che mai, si conferma ambasciatore della bellezza italiana nel mondo.

Direttore, la sua carriera in Arena è iniziata sul palcoscenico come assistente alla regia per approdare oggi alla guida della Direzione Artistica. In che modo questa esperienza maturata “sul campo” orienta le sue scelte strategiche?

In realtà la mia storia all’interno dell’Arena è iniziata ben prima, nei panni di comparsa. Un’esperienza comune a tanti giovani veronesi ma che per me è stata la vera scintilla. Quando sono passato al lavoro di palcoscenico, come assistente alla regia e poi come regista, è stato realizzare un sogno. Ed oggi, lo riconosco, è un grande punto di forza. Aver ricoperto diversi ruoli nel mio percorso professionale mi permette di conoscere ogni meccanismo del nostro teatro, dai tempi tecnici della produzione alle esigenze artistiche, alle normative che regolano il personale. Questo mi ha permette di considerare diversi aspetti: ogni decisione presa deve essere sostenibile dal punto di vista economico ma anche dei tempi, rispettosa del monumento che ci ospita, capace di valorizzare il lavoro di centinaia di professionisti e le aspettative del pubblico. È necessaria una visione a 360 gradi.

Come si concilia la conservazione della tradizione operistica italiana con la necessità di rendere l’Arena un brand competitivo e appetibile per i grandi mercati internazionali?

L’opera italiana nasce come spettacolo popolare, capace di parlare a tutti, ed è proprio questa universalità che rende l’Arena di Verona un brand internazionale. Il nostro compito è custodirne l’identità, il repertorio, la qualità musicale, la spettacolarità, traghettandola nel futuro, usando quindi anche nuovi linguaggi e standard produttivi. Spesso il pubblico dell’Arena si approccia per la prima volta all’opera. Noi abbiamo la responsabilità di far scattare la scintilla. E quindi lavoriamo con la consapevolezza di parlare tanto ai melomani quanto ai neofiti, agli adulti e ai giovani, persino ai bambini. Innovazione e tradizione non sono in contraddizione: convivono quando si lavora sulla qualità, sull’esperienza dello spettatore e sulla capacità di raccontare storie senza tempo in modo contemporaneo.

A tre mesi dalla conclusione delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina, che hanno visto l’Arena protagonista mondiale, quale eredità lasciano questi Giochi alle relazioni internazionali della Fondazione?

Le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 hanno rappresentato una vetrina straordinaria. L’Arena è stata percepita non solo come luogo di spettacolo, ma come simbolo culturale italiano. L’eredità più importante è senz’altro relazionale. In queste settimane stiamo girando il mondo per diversi eventi promozionali, e tantissime persone hanno seguito le cerimonie olimpiche che si sono tenute nel nostro anfiteatro. Noi le abbiamo vissute, tutto il mondo le ha viste. E questo significa essere arrivati in tantissime case, accendendo l’interesse di nuovi possibili spettatori, nuovi professionisti, nuovi imprenditori, aver creato quindi nuove opportunità di sviluppo turistico-culturale.

Il progetto “67 Colonne per l’Arena di Verona” nasce con l’obiettivo di ricostruire idealmente l’anello esterno dell’anfiteatro distrutto dal terremoto, richiamando le aziende a sostenere il Tempio della Lirica. Oltre al valore storico, qual è stato il “terremoto” emotivo o economico che vi ha spinto a lanciare questa iniziativa durante la pandemia?

Il progetto “67 Colonne” nasce in un momento di grande fragilità, durante la pandemia, quando il silenzio nei teatri era assordante. Il “terremoto” non è stato solo economico, ma soprattutto emotivo: il rischio era perdere il senso stesso della comunità attorno all’opera. L’Arena di Verona vuota è stata un’immagine potentissima. Per tutta Italia. Da lì è nata l’urgenza di ricostruire un’alleanza valoriale tra cultura e impresa, che si è tramutata in un sostegno economico. Una relazione viva con il territorio, con il tessuto imprenditoriale. Oggi nulla di ciò che vediamo sarebbe possibile senza il contributo dei privati, dei mecenati come ci piace chiamarli.

Le 67 Colonne hanno ridefinito il rapporto tra l’Arena e il tessuto imprenditoriale veronese e nazionale. Qual è il segreto di questo successo che va ben oltre la semplice sponsorizzazione?

Il successo delle 67 Colonne risiede proprio in questo: non è una sponsorizzazione, ma una partecipazione. Le aziende non “comprano visibilità”, ma entrano a far parte di un progetto identitario. Diventano custodi di un patrimonio unico. Abbiamo costruito una relazione basata su condivisione, orgoglio e responsabilità, creando una comunità che si riconosce nell’Arena di Verona come simbolo non solo culturale, ma anche economico e sociale. Ed è una relazione che coltiviamo durante tutto l’anno.

Spesso la cultura viene vista come un costo. In che modo il progetto è riuscito a convincere gli imprenditori che investire nell’opera è, a tutti gli effetti, un investimento sulla crescita economica del Paese?

Abbiamo cambiato la narrazione, invertito il paradigma: la cultura non è un costo, è un moltiplicatore. Investire nell’opera significa sostenere turismo, occupazione, indotto e reputazione internazionale. L’Arena genera valore per il territorio e per il Paese. Gli imprenditori che hanno aderito lo hanno compreso perché abbiamo parlato il loro linguaggio: numeri, impatto, visione a lungo termine. Ma anche appartenenza e responsabilità sociale. E lo studio Nomisma realizzato lo scorso anno ci ha dato ragione. Oggi ogni euro investito in Arena ne genera 6,3 per il sistema Italia.

Il progetto 67 Colonne aiuta anche a sostenere la missione di avvicinare i giovani all’opera. Quali sono le prossime sfide per rendere l’opera lirica un linguaggio universale per le nuove generazioni di turisti e appassionati?

I giovani cercano esperienze autentiche e immersive, stiamo lavorando su nuovi formati, sulla contaminazione tra linguaggi. Così è nato lo spettacolo Viva Vivaldi con Marco Balich, siamo partiti da un concerto sinfonico di altissima qualità, inserendo la tridimensionalità e la potenza delle immagini. E quest’anno raddoppieremo con Paganini Paradise. Allo stesso tempo, nel mese di maggio, portiamo in scena un’opera per famiglie e bambini. E, quest’anno, per la prima volta avremo in Arena un’area family destinata a genitori con figli piccoli, anche dagli zero ai quattro anni. In nessun teatro esiste.

Se dovesse scegliere un’immagine o un momento degli ultimi anni che riassume l’orgoglio del percorso fatto, quale sarebbe?

Difficile trovare un’unica immagine, dalla riapertura durante la pandemia, al primo evento 67 Colonne, all’accoglienza che troviamo in ogni angolo del mondo. Se devo scegliere un momento che sicuramente identifica il percorso fatto in questi anni, penso alla grande celebrazione per la proclamazione del Canto lirico in Italia patrimonio dell’Umanità, ospitata in Arena il 7 giugno 2024. Una serata internazionale, in mondovisione, che ha visto arrivare a Verona ambasciatori da tutti i continenti e le grandi star dell’opera tutte in una sera. Una notte che ha messo in luce l’unicità dell’Arena, il grande lavoro delle nostre maestranze e dei nostri professori d’orchestra e artisti del coro che si sono esibiti assieme a musicisti arrivati da tutta Italia. Una data che, se vogliamo, ha messo la parola fine al periodo pandemico e ha aperto un nuovo capitolo che stiamo scrivendo.

Culture & Business: The Arena Model according to Stefano Trespidi

This interview explores how the Fondazione Arena di Verona has transformed from a traditional opera temple into a strategic economic asset for Italy under the leadership of Stefano Trespidi. Drawing from his personal journey from an extra to Artistic Vice-Director, Trespidi combines technical stage expertise with strategic management to ensure every production remains both economically sustainable and artistically excellent.

A central element of this evolution is the “67 Columns” project, which was born during the pandemic’s emotional earthquake to revive the bond between the theater and the business world. Rather than a simple sponsorship, the initiative has created a community of modern patrons who view the Arena as a shared identity and a social responsibility. This shift helps redefine culture as an economic multiplier rather than a cost; data now shows that every euro invested in the Arena generates €6.3 for the Italian economy, significantly boosting tourism, employment, and international reputation.

Looking toward the future and following the global visibility of the Milan-Cortina 2026 Winter Olympics, the Arena is positioning itself as a premier global brand. To engage younger generations, the Foundation is innovating with immersive formats and pioneering family-friendly initiatives, such as the first-ever “Family Area” in an opera house. Ultimately, the 2024 celebration of Italian Opera Singing as a UNESCO World Heritage site marks the start of a new chapter, confirming the Arena’s role as a primary global ambassador for Italian beauty and excellence.

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